Lo sbiancamento dentale professionale

Aggiornamento: feb 4

Lo sbiancamento dentale professionale

Lo sbiancamento dentale può essere considerato un trattamento integrativo ad interventi di conservativa, protesi, ortodonzia che sono finalizzati alla riabilitazione funzionale della bocca; la salute implica la bellezza e non ci può essere bellezza se non c’è salute.

Avere i denti sani, curati, puliti e bianchi non è solo un fattore estetico ma una questione di accettazione sociale; un gradevole aspetto della bocca Infatti esprime giovinezza e avere denti più bianchi fa sembrare più giovani. 

L’esigenza di migliorare la propria immagine anche attraverso lo sbiancamento è gratificante: rinforza il senso di sicurezza e di realizzazione sociale e familiare.

 Ciò nonostante lo sbiancamento è una procedura clinica: è indispensabile affrontarlo con serietà, rifiutando il trattamento quando questo appare ingiustificato e controindicato.

 Ne consegue che la visita, la diagnosi e la valutazione di idoneità al trattamento sbiancante costituiscono la premessa sine qua non per la sicurezza del paziente.

Infatti la scelta del tipo di sbiancamento e l’esecuzione sono affidati esclusivamente al dentista e all’igienista in quanto esistono precisi parametri di riferimento e indicazioni che devono essere rispettati per prevenire effetti collaterali e favorire il successo dello sbiancamento.


Cosa fa lo sbiancamento? 

 Lo sbiancamento interviene sulle discromie dentali per eliminarle o schiarirle;  le discromie possono essere di due tipi:

  1. esogene più comunemente note come pigmenti o macchie facilmente eliminabili con l’igiene professionale e che sono determinate da fattori che si oppongono dall’esterno e aderiscono sul dente. 

  2. intrinseche che sono le alterazioni del colore incorporate nella struttura del dente e queste incorporazione possono essere avvenute in epoca pre eruttiva cioè si formano durante lo sviluppo dei tessuti o post eruttiva cioè avvenute dopo le eruzioni del dente.

Le discromie intrinseche eruttive sono dovute ad esempio a ipomineralizzazione e ipoplasia dello smalto durante il suo sviluppo. 

Le discromie intrinseche post eruttive sono causate ad esempio da decalcificazioni, carie, erosione delle superfici dentali, utilizzo di materiali da otturazione non congrui, cementi canalari, trattamenti endodontici o traumi dentali. 

L’età del paziente è un altro fattore responsabile delle discromie acquisite per il progressivo e graduale assottigliamento dello smalto il quale fa trasparire la dentina sottostante.

Il colore del dente è rappresentato da tre dimensioni che sono:

– La Tinta che rappresenta il colore di base della dentina

– Il Croma che rappresenta l’intensità e il grado di saturazione della tinta, 

– Il Valore o la luminosità che rappresenta la dimensione propria dello smalto che è più elevata nel paziente giovane è ridotta nel paziente adulto.

 Secondo queste tre dimensioni del colore del dente i denti sottoposti allo sbiancamento aumentano di valore e diminuiscono di croma, ma se la discromia è marcata lo sbiancamento agisce anche sulla tinta.

Il colore dei denti può essere valutato affidandosi alla percezione visiva del dentista con l’utilizzo di una scala colore di riferimento oppure in modo oggettivo tramite l’utilizzo di uno spettrofotometro che è un dispositivo di alta tecnologia e di estrema precisione.

I principi attivi più comunemente utilizzati per lo sbiancamento delle discromie sono il Perossido di Carbamide e il Perossido di Idrogeno la cui concentrazione cambia a seconda della metodica di applicazione.

Per tutelare la sicurezza del consumatore ed evitare un probabile e prevedibile abuso e uso scorretto, una direttiva comunitaria ha stabilito che in farmacia sono vendibili solo i prodotti sbiancanti contenenti Perossido di Idrogeno nella misura massima dello 0,1%, percentuali molto diverse da quelle che possono essere applicate tramite uno Sbiancamento Professionale in cui il perossido di carbamide può avere percentuali del 10 o 16%.


Lo sbiancamento professionale domiciliare:

Lo sbiancamento che prediligo ed applico nel mio studio è la cosiddetta tipologia “At home in Office”: dopo una prima diagnosi odontoiatrica di salute orale e di valutazione di idoneità allo sbiancamento, mi confronto con il paziente per capire quelle che sono le sue aspettative.

E’ fondamentale perciò eseguire prima una seduta di igiene orale, verificare che non esistano restauri sui denti anteriori poiché lo sbiancamento avviene solo su denti naturali.

Scelgo quindi la concentrazione e decido i tempi adeguati per l’applicazione di gel sbiancanti, prendo successivamente un’impronta delle due arcate del paziente sulle quali realizzo delle mascherine individuali.

Quando sono pronte le mascherine, in un secondo appuntamento richiamo il paziente in studio e lo istruisco su quelle che sono le tecniche di applicazione e di durata del trattamento.

Consegno quindi le siringhe del materiale sbiancante dopo averlo il paziente su come si applicano, dopo 7 giorni di solito eseguo un primo controllo per verificare il grado di sbiancamento raggiunto.

E’ importante controllare se ci sono state situazioni di sensibilità dentali per poi decidere se continuare lo sbiancamento per un’ulteriore settimana oppure se sospenderlo.


Quanto dura lo sbiancamento?

Lo sbiancamento dura di solito per 24/30 mesi e se il paziente vuole rinnovarlo basterà eseguire una sola applicazione di gel.

E’ fondamentale che il paziente abbia consapevolezza che esistono requisiti di idoneità della bocca affinché lo sbiancamento abbia successo; in particolare il paziente deve avere tessuti parodontali sani, non avere erezioni e conseguente sensibilità al caldo e al freddo.

Deve avere una bocca sana: dunque non ci devono essere carie sui denti da trattare, otturazioni infiltrate, erosioni abrasioni o fratture recenti sui denti da trattare. 

Inoltre il paziente non deve avere corone sui denti anteriori (più scure dei denti naturali) a meno che sia consapevole che dopo lo sbiancamento sarà necessario ricorreggere il il colore delle corone.

E’ consigliato eseguire lo sbiancamento ad un’età sicuramente superiore ai 18 anni: infatti negli adolescenti la polpa dentale è molto ampia e quindi più vicino all’esterno: il rischio è dunque di una maggiore probabilità di sensibilità acuta.

E’ sconsigliato lo sbiancamento durante la gravidanza e l’allattamento sia in pazienti che soffrono di diabete ed usano farmaci che inducono la xerostomia, cioè secchezza per ridotta produzione di saliva.

Lo sbiancamento può essere effettuato in studio anche tramite l’utilizzo di lampade a raggi ultravioletti: tale tipo di sbiancamento è assolutamente da sconsigliare per pazienti che abbiano in corso una terapia con farmaci o sostanze fotoreattive come gli antibiotici e gli anticoncezionali.

Non esistono limiti di età per l’esecuzione dello sbiancamento: infatti si ottengono ottimi successi con i pazienti over 50 nei quali è anche ridotto il rischio di sensibilità. 


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